domenica 21 settembre 2014

A lavoro in bicicletta: molti i ciclisti urbani, ma non si registrano aumenti significativi


Un successo scontato quello del DayBikeDay svoltosi questa mattina a Pescara. Un’iniziativa  realizzata dall’associazione Pescarabici e organizzata nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile promossa in Italia dalla FIAB, cui hanno aderito il Comune di Pescara, l’azienda Ecocitycar e l’associazione Avis per la donazione del sangue.  2.791 le persone contate dai 40 volontari su 7 passaggi chiave della città (piazza Italia, Strada Parco, corso V. Emanuele, Madonnina, Ponte di ferro, piazza Ovidio, piazza Pierangeli) Pochi di più dell’edizione 2011 (furono 2.710) e un po’ meno dello scorso anno (quando ne furono contati 2.979). Insomma chi si aspettava un boom di partecipazione è rimasto forse deluso, malgrado l’impressione comune è che a Pescara sia aumentata – e di molto – la mobilità ciclistica, anche e soprattutto in conseguenza dell’ampliamento delle zone pedonali in centro.
Tra i passaggi più frequentati, al primo posto c’è piazza Italia (punto di arrivo di molti lavoratori pubblici) con 643 ciclisti; al secondo la Strada Parco all’ incrocio con via Muzii (495 passaggi) e poi corso Vittorio Emanuele (nel tratto chiuso al traffico) con 437passaggi, il Ponte di ferro ( 360), Piazza Ovidio ( 317) il largo della Madonnina (284)Piazza Pierangeli (255).
Rispetto agli scorsi anni, si è registrato un leggero calo degli utenti in bici sia sulla strada parco che a piazza Pierangeli. Nel primo caso, lo spartitraffico su via Muzii costituisce un ostacolo invalicabile per i ciclisti che, provenendo da nord, devono andare verso il mare, mentre nel secondo caso i lavori in corso sulla golena nord del fiume e l’intenso traffico intorno alla rotatoria della piazza scoraggiano molti a intraprendere quel percorso.
L’iniziativa di questa mattina era rivolta esclusivamente ai lavoratori e agli studenti che si muovono in bicicletta nelle prime ore del mattino. Persone abituate a pedalare ad una certa velocità nei tratti che lo consentono e che non  temono di immettersi nel traffico delle strade a forte percorrenza quando devono raggiungere destinazioni lavorative fuori da percorsi ciclopedonali: Ospedale, Regione, Provincia, Università e tante altre destinazioni di aziende pubbliche e private. Insomma coloro che si spostano per lavoro in bicicletta lo fanno per una scelta precisa, percorrono zone anche trafficate e sono abituati a farlo, tanto da essere definiti eroici, o comunque meritevoli. Per questo a loro la Fiab Pescarabici ha voluto riconoscere un piccolo premio, consistente in una colazione o una consumazione presso una serie di bar e pizzerie convenzionati, che offrono, a partire da oggi e fino alla fine del mese, una consumazione gratuita come segno di attenzione verso chi ha fatto una scelta sana ed ecologica.
L’impressione che ne deriva da una prima analisi delle cifre è che la mobilità ciclistica non riesca a decollare (oltre lo zoccolo duro costituito dai pescaresi stakanovisti delle due ruote) a causa di percorsi ciclabili frammentati,  non collegati, che alternano zone protette (strada parco e piste ciclabili) a tratti meno sicuri ( viale D’Annunzio – viale Pindaro) o addirittura a rischio (via Ferrari, via Aremogna, via De Gasperi, via Marconi, via Tiburtina ecc.). In più i nuovi sensi unici del centro hanno rivoluzionato la viabilità per le auto, hanno reso ancora più problematica la percorrenza da parte dei ciclisti, costretti ad aggirare spartitraffico ed enormi rotatorie prive di linee di cortesia per le bici,  e strade diventate a senso unico laddove ci sarebbe tutto la spazio per tracciare un percorso ciclabile. Insomma, benché la vocazione di Pescara sia ormai più che evidente, con un orientamento chiaro dei cittadini a voler scegliere la bici come mezzo di trasporto, l’assenza di qualsiasi strategia per la mobilità sostenibile urbana pesa soprattutto nelle scelte degli utenti più deboli (ragazzi, anziani) che non utilizzano la bicicletta se non per brevi tratti e solo su piste ciclabili.
Ma ne sapremo di più quando i ciclisti riconsegneranno il questionario predisposto da Pescarabici: in esso sono contenuti i suggerimenti che ogni ciclista pescarese vorrebbe dare all’amministrazione comunale, dopo aver elencato le difficoltà o il grado di soddisfazione di ognuno nel percorrere in bici le strade della città.

Giancarlo Odoardi - Presidente


sabato 20 settembre 2014

Taranto è bellissima. Ma ce la meritiamo?

L’automobilista tarantino medio ha l’abitudine, ed è una pessima abitudine, di strombazzare a suo piacimento, anche di notte. Lo fa per svariati motivi: per nervosismo, per salutare, per sollecitare l’auto-colonna a muoversi. La città, in effetti, è molto rumorosa. Non basta l’inquinamento che tutti conosciamo, dovendo noi considerare anche quello acustico. E poi il modo di parcheggiare in doppia e in terza fila, per la disperazione di chi vede la propria auto, di ritorno dalle sue faccende, circondata da una muraglia di lamiere. E il malcapitato che fa? Strombazza, ovvio. E le corsie riservate agli autobus? Sono riservate, sì, ma ai furbi. Le strisce pedonali, infine, ma l’elenco sarebbe ancora lungo, fungono da parcheggio. Sulle medesime, mi sembra il minimo, il pedone non ha guarentigie.   

venerdì 19 settembre 2014

L’arte come tentativo di dare forma e coerenza a situazioni e impressioni personali

La critica nei confronti della società del suo tempo, la società vittoriana, è un atto d’accusa netto, totale, senza sconti. Nelle ultime parole di Giuda Fawley, forse il personaggio più complesso ed emblematico uscito dalla geniale penna di Thomas Hardy, c’è la constatazione finale di uno iato irrisolvibile tra ideali e storia, la vita, proprio in quanto tale, come aporia sistemica: “Muoia il  giorno in cui sono nato, e la notte in cui fu detto: è stato concepito un uomo”. Giuda l’Oscuro, nonostante le notti insonni passate sui libri a formarsi una cultura, non ha possibilità di riscatto, di affermare se stesso, in una parola, di essere: rimane appunto “l’Oscuro”, non visto, non considerato, un reietto, un fantasma, un escluso. Hardy affida al suo ultimo romanzo tutto quello che aveva da dire, perlomeno in prosa, dedicandosi successivamente solo alla poesia. Ma chi è Thomas Hardy, autore non molto conosciuto in Italia? È un inglese che ama la cultura classica, profondo conoscitore del greco antico e del latino, un architetto prestato alla letteratura. La sua tecnica narrativa sovrasta i dialoghi, quasi annullandoli a favore di un racconto vivido, coinvolgente, colorato, reso come impressione, mai come ragionamento. Nel che, sia detto per inciso, c’è l’affermazione concreta, temporalmente in anticipo, dell’idealità crociana dell’arte. Anzi, Hardy ha chiara la consapevolezza del contenuto artistico come di un quid acefalo, per così dire, rispetto alle stesse intenzioni del narratore, un’intuizione affidata alla sensibilità del fruitore: “Non vi è dubbio che in un libro vi possa essere molto più di quanto l’autore abbia inteso dire”. Viene in mente, anche, la servetta che svia, e quasi guida, la penna di Pirandello. Ed eccoti allora le descrizioni della campagna inglese, delle città e dei borghi, delle rovine romane, che sono parte integrante del paesaggio del Dorset, degli scompartimenti ferroviari, delle taverne di paese, dei balli popolari, delle feste agresti, delle strade polverose. E poi le sottili analisi psicologiche dei personaggi, le loro angosce, le frustrazioni, le avversità, la sofferenza, il dramma dell’esistenza umana, la lotta mortale tra carne e spirito, la durezza del lavoro dei contadini e degli scalpellini. Il tutto con dovizie di particolari, di sfumature, ma sempre nell’ottica che l’espressione artistica “è semplicemente un tentativo di dare forma e coerenza ad una serie di situazioni e di impressioni personali”. Di qui qualche critica, ingenerosa per la verità, che vede in Hardy “un romanziere migliore nelle singole parti rispetto all’insieme”, critica che non tiene conto, però, della coerente impostazione dello scrittore, della sua capacità di inserire contesti e personaggi in una trama e in una coesione di fondo. In ogni caso, rimane la sensibilità di un uomo che si china a considerare i suoi simili, soprattutto i più umili, rimane altresì il valore di un autore che ha saputo affrontare l’ostracismo della cultura dominante.

Giacinto Zappacosta   


riproduzione vietata

giovedì 18 settembre 2014

C’E’ MARE E MARE. QUELLO DI TARANTO….

Il mare si aggiunge, a caratterizzare la storia, il clima, le vicissitudini di una popolazione, ad un dato che sussiste di per sé. La toponomastica lo suggerisce e lo conferma, raccontandoci quello che a prima vista ci sfugge. Vasto Marina, Lido di Camaiore, Casalbordino Lido sono allusioni, nemmeno tanto velate, ad un fatto ben preciso: il centro abitato, il nucleo storico pre-esiste, esiste a prescindere rispetto all’accesso al mare, elemento succedaneo acquisito nel corso del tempo. A ridosso delle spiagge, o delle scogliere, trovi insediamenti votati perlopiù al turismo, al periodo delle vacanze, con gli alberghi, i punti di ritrovo nella bella stagione, gli stabilimenti balneari e gli ombreggi. Certo, le ondate migratorie agostane creano e rafforzano le condizioni per uno stazionamento, che dura per tutto l’anno, di quella fetta della popolazione locale che vive con continuità nella parte della città più vicina al mare, ma se vuoi entrare in contatto con l’anima di quella gente, caratterizzata nel suo dialetto, quello puro, custodito dai vecchi, nelle sue chiese, nei suoi monumenti, devi allontanarti dalla battigia ed inoltrarti nel centro storico. Anche Venezia, che pure vive in simbiosi col mare, col suo Lido, il Lido di Venezia, appunto, sembra non sfuggire alla regola che vuole questa specie di dicotomia tra la sede comunale e l’affaccio rivierasco. Ma come in ogni regola, c’è un’eccezione, e si tratta di un’eccezione davvero caratteristica. Taranto, la Città dei Due Mari, si immedesima e si confonde col suo golfo, con le sue isole (le Cheradi e la città vecchia).

G. Z.


continua

mercoledì 17 settembre 2014

Maiora premunt

Un brutto gesto da chi dovrebbe dare il buon esempio

Diranno che è successo per impellenti motivi di servizio, non procrastinabili. Grideranno al linciaggio morale nei loro confronti (già immagino la nota sindacale a sostegno) e le querimonie  faranno da corona allo stillicidio di vertenze già in atto o da mettere in piedi in un prossimo futuro. Se la logica avesse ancora un senso, dovrebbero soltanto chiedere scusa alla cittadinanza. I vigili urbani di Vasto, già nell’occhio del ciclone per questioni sulle quali non vale la pena tornare, non paghi di cotanto clamore, pensano bene di occupare, in un colpo solo, la scena massmediatica e il posto auto riservato ai disabili. La foto ne fa fede. L’area antistante il castello caldoresco, proprio in faccia alla sede municipale, val bene uno scatto. Scatto fotografico, ma anche scatto d’ira. È ammissibile una cosa del genere? È troppo chiedere una inchiesta interna e una sanzione disciplinare nei confronti del responsabile? Intanto, il povero disabile alla ricerca di un parcheggio ringrazia per la sensibilità umana e lo spiccato senso di solidarietà. Sono le stesse persone che poi vanno  in giro a contestare violazioni al codice della strada. L’autorevolezza va a farsi benedire.


Giacinto Zappacosta 

“A Vasto più vigili, più multe!”



L'amministrazione comunale proroga di un mese l'incarico a tempo determinato ai vigili urbani assunti per l'estate. Le motivazioni sono le seguenti: "Rilevato che il Comune nel mese di settembre si trova ad ospitare un rilevante flusso di ospiti dovuto soprattutto ad una serie di manifestazioni turistiche-culturali legate alle festività patronali e che, nello stesso mese, la riapertura delle scuole comporta una maggiore vigilanza della circolazione nei pressi di tutti gli edifici scolastici,  il Comune proroga alle stesse condizioni contrattuali, il rapporto di lavoro a tempo determinato dei 14 agenti della Polizia Municipale dal 1° settembre al 30 settembre 2014". La proroga è possibile per esigenze di carattere straordinario, alle quali non è possibile far fronte con il personale in servizio di ruolo. Fin qui tutto normale, anzi, il provvedimento era auspicabile. L'indignazione dei cittadini vastesi emerge, però, dalla lettura del proseguo della delibera con la quale la giunta ha prorogato l'incarico. Le motivazioni sono strettamente connesse all'aumento di multe elevate agli automobilisti. "Si evidenzia la necessità di prorogare, anche per il corrente anno, dal 1° settembre al 30 settembre, l’assunzione provvisoria di n. 14 Agenti di Polizia Municipale stagionali - è scritto nella deliberazione - al fine di fronteggiare le accresciute esigenze del Servizio, infatti, in detto periodo si registra una concentrazione delle attività, come emerge dall’indicatore costituito dal numero di verbali contestazione di contravvenzione al codice della strada, si sono registrati n. 1.273 verbali nei mesi di luglio e fino al 20 agosto a fronte di n. 2.669 nel periodo gennaio/giugno". In poche parole, grazie ai nuovi vigili urbani, nel solo mese a cavallo tra il 20 luglio ed il 20 agosto, gli automobilisti vastesi hanno subito un accanimento in misura superiore al 300% rispetto ai sei mesi precedenti, durante i quali non erano in servizio i nuovi vigili. Ed allora la domanda sorge spontanea: Lapenna e soci avranno mica assunto i nuovi vigili solo per multare i cittadini vastesi e fare cassa? Ci auguriamo di no, anche se le cifre fornite direttamente dall'amministrazione comunale dimostrano esattamente che i nostri timori sono fondati. Le funzioni dei vigili urbani dovrebbero essere di controllo della viabilità e di prevenzione nei confronti dei piccoli reati del codice della strada, come la sosta temporanea, ecc., non certo quelle di esattori, visto che nel nostro Paese, anche in tempo di crisi, ad aumentare solo solo le gabelle.


                   
Nicola Del Prete (Consigliere comunale di Vasto)

IL PAPA: SE NON SI È VICINI ALLA GENTE E NON SI DÀ SPERANZA, LE PREDICHE SONO VANITÀ



Ricevo dal preside Nicolangelo D'Adamo

Si possono fare belle prediche, ma se non si è vicini alle persone, se non si soffre con la gente e non si dà speranza, quelle prediche non servono, sono vanità: è quanto ha detto il Papa nell’omelia mattutina a Santa Marta, nel giorno in cui la Chiesa ricorda i Santi Cornelio, Papa, e Cipriano, vescovo, martiri.

Il servizio di Sergio Centofanti:

Il Vangelo del giorno parla di Gesù che si avvicina ad un corteo funebre: una vedova di Nain ha perso il suo unico figlio. Il Signore compie il miracolo di riportare alla vita il giovane – afferma il Papa – ma fa di più: è vicino. “Dio – dice la gente – ha visitato il suo popolo”. Quando Dio visita “c’è qualcosa in più, c’è qualcosa di nuovo”, “vuol dire che la sua presenza è specialmente lì”. Gesù è vicino:
“Era vicino alla gente. Dio vicino che riesce a capire il cuore della gente, il cuore del suo popolo. Poi vede quel corteo, e il Signore si avvicina. Dio visita il suo popolo, in mezzo al suo popolo, e avvicinandosi. Vicinanza. E’ la modalità di Dio. E poi c’è un’espressione che si ripete nella Bibbia, tante volte: ‘Il Signore fu preso da grande compassione’. La stessa compassione che, dice il Vangelo, aveva quando ha visto tanta gente come pecore senza pastore. Quando Dio visita il suo popolo, gli è vicino, gli si avvicina e sente compassione: si commuove”.
“Il Signore – ha proseguito Papa Francesco - è profondamente commosso, come lo è stato davanti alla tomba di Lazzaro”. Come è commosso quel Padre “quando ha visto tornare a casa il figlio” prodigo:
“Vicinanza e compassione: così il Signore visita il suo popolo. E quando noi vogliamo annunziare il Vangelo, portare avanti la Parola di Gesù, questa è la strada. L’altra strada è quella dei maestri, dei predicatori del tempo: i dottori della legge, gli scribi, i farisei … Lontani dal popolo, parlavano … bene: parlavano bene. Insegnavano la legge, bene. Ma lontani. E questa non era una visita del Signore: era un’altra cosa. Il popolo non sentiva questo come una grazia, perché mancava la vicinanza, mancava la compassione e cioè patire con il popolo”.
“E c’è un’altra parola – ha sottolineato il Papa - che è propria di quando il Signore visita il suo popolo: ‘Il morto si mise seduto e incominciò a parlare, ed egli – Gesù – lo restituì a sua madre’”:

“Quando Dio visita il suo popolo, restituisce al popolo la speranza. Sempre. Si può predicare la Parola di Dio brillantemente: ci sono stati nella storia tanti bravi predicatori. Ma se questi predicatori non sono riusciti a seminare speranza, quella predica non serve. E’ vanità”.
Guardando Gesù che ha restituito alla mamma il figlio vivo – ha concluso il Papa – “possiamo capire cosa significa una visita di Dio al suo popolo. E chiedere la grazia che la nostra testimonianza di cristiani sia testimonianza portatrice della visita di Dio al suo popolo, cioè di vicinanza che semina la speranza”.

(Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)
news.va/it 16.9.2014


martedì 16 settembre 2014

5EURONETTI: E’ DRAMMA PER COLLABORATORI, IN 20 SENZA REDDITO


CHIUDE ‘IL TEMPO’ ABRUZZO

Precari sono parte maggioritaria sistema informazione, democrazia ko in Abruzzo


Pescara, 16 settembre – 5EURONETTI, la rete dei freelance e precari dell’informazione abruzzese, si associa alla preoccupazione espressa dal presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, e dai vertici dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo e del Sindacato Giornalisti Abruzzesi, in merito all’imminente chiusura della redazione abruzzese de “Il Tempo” e ai pesanti tagli che rischiano di colpire la redazione de “Il Messaggero” in Abruzzo. 

Nell’esprimere solidarietà ai redattori de Il Tempo, che dal 13 ottobre saranno messi in cassa integrazione a zero ore, 5EURONETTI intende porre l’accento sulla condizione dei circa venti collaboratori del giornale, che non hanno diritto ad alcun tipo di ammortizzatore sociale e che, dunque, a partire dal mese prossimo, risulteranno disoccupati e privi di reddito. Parallelamente, nella redazione regionale de “Il Messaggero”, sono sempre i collaboratori a pagare il prezzo più salato, subendo una riduzione unilaterale dei compensi, già piuttosto esigui.

5EURONETTI accoglie con favore la proposta del presidente Di Pangrazio, relativa “all’organizzazione degli Stati Generali dell’Informazione entro la fine dell’anno”, ma esorta fin da adesso tutte le parti in causa a prestare la necessaria attenzione alla condizione dei giornalisti precari, che rappresentano ormai la parte maggioritaria del sistema dell’informazione, sono in prima linea nelle strade e nei palazzi del potere, ma risultano sottopagati, privi di diritti e senza tutele. 

5EURONETTI sottolinea come la riduzione degli spazi del pluralismo, la compressione dei diritti dei collaboratori e l’inadeguatezza delle retribuzioni che spettano ai giornalisti precari, tendano a pregiudicare l’indipendenza e l’autonomia del sistema dell’informazione, generando gravi ripercussioni sulla qualità della democrazia nella nostra regione.





VASTO. AMBIENTE, NON CI SIAMO

Associazione Onlus
Ambiente Sport e Cultura


Vasto, 16.9.2016 
  
I volontari dell’Associazione Ambiente Sport e Cultura onlus, nei giorni scorsi, hanno provveduto a prelevare campioni liquidi dalle acque in scorrimento presso Vallone Maltempo di Vasto, Vallone Osceno di Colle Marrollo di Scerni e Fiume Osento.
Questa Associazione ha provveduto a far analizzare, da laboratorio di analisi privato, quanto prelevato e ne sono scaturiti risultati che devono urgentemente allertare le Autorità. Infatti, in tutti e tre i luoghi citati, dall’esame microbiologico eseguito con metodo scientificamente riconosciuto, il tutto documentato da reportage fotografico, sono stati rilevati valori superiori e ben oltre la soglia sopportabile di sostanze quali: Coliformi totali, Coliformi fecali, Streptococchi ed E. Coli. Tali acque, così compromesse, vengono convogliate in mare dal Fiume Sinello ed Osento.
L’aspetto relativo a Vallone Maltempo, così evidenziato, prende origine dalla mancata definitiva messa in sicurezza della vecchia discarica lì insistente e dal mancato funzionamento del depuratore di Cupello, situazioni più volte e da tempo messe in evidenza da questa associazione. Stessi motivi legati al mancato funzionamento dei depuratori, a volte addirittura inesistenti, compromettono pesantemente le condizioni del Fiume Osento.
Altra vicenda è quella relativa alle operazioni di rimozione rifiuti vari, anche altamente infiammabili, che ha interessato le sponde del Fiume Sinello. Tale intervento, più volte sollecitato da questa Associazione, è stato accompagnato da battage pubblicitario da parte del Comune di Vasto ma il materiale ivi raccolto, a tutt’oggi, è stato semplicemente stoccato, in alte cataste, sotto il vicino ponte autostradale dell’A14 e mai più prelevato, costituendo così un rinnovato pericolo di autocombustione. Altro destino hanno, invece, avuto i rifiuti depositati nell’alveo del fiume, i quali sono stati sospinti, dalle correnti fluviali, direttamente in mare. 
E’ nei programmi di questa Associazione il monitoraggio dell’intero territorio regionale, avendo già rilevato come siano presenti molte altre situazioni di crisi dovute alla scarsa manutenzione e cura di ampie zone.
La presente nota viene inviata alle Procure della Repubblica competenti per territorio e agli organismi di Polizia giudiziaria.

Paolo Leonzio

Direttore Associazione Onlus Ambiente Sport e Cultura

Ehi tu Hai midollo?


Il 27 settembre tornerà l'evento nazionale "Ehi tu Hai midollo?" nato per sensibilizzare alla donazione di midollo osseo.

In Abruzzo l'unica piazza sarà nella frazione aquilana di Paganica.

lunedì 15 settembre 2014

Sfondato il vetro della bacheca di Fratelli d’Italia-An in Via Marchesani a Vasto

I dirigenti del partito: “Chi pensa di metter paura a qualcuno si sbaglia di grosso”

VASTO. Il vetro della bacheca di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale in Via Marchesani a Vasto ridotto in frantumi da ignoti, nei giorni scorsi. “Se pensano di mettere paura a qualcuno o di fermare qualche nostra battaglia, si sbagliano di grosso” ha detto senza tentennamenti Marco di Michele Marisi, esponente del partito di Giorgia Meloni. “Atto di vandalismo, antipatia politica o segnale che sia, abbiamo sporto regolare denuncia, stamani, presso il Commissariato di Vasto, verso ignoti. Non vogliamo speculare sulla questione sicurezza, ma non si può non considerare anche questo, al di là della natura dell’atto che ci auguriamo le indagini riusciranno a far emergere, l’ennesimo segnale di un centro storico in preda a vandali e delinquenti.”

“Indipendentemente dal movente dell’accaduto – ha aggiunto il Consigliere comunale di Fratelli d’Italia-An, Etelwardo Sigismondi - devo purtroppo constatare l’ennesimo episodio di vandalismo compiuto nel centro storico della città. Da tempo siamo impegnati in una serrata campagna di denuncia dello stato di insicurezza della città ed in particolare del cuore antico di Vasto. Non mi meraviglierei affatto se proprio queste nostre attività abbiano spinto mani ignote a compiere un simile atto di teppismo nei nostri confronti. In ogni caso – ha concluso Sigismondi – l’impegno di Fratelli d’Italia-An sul tema della sicurezza, va avanti.”

Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale - Vasto

ALLA RICERCA DELLA VERGINITA’ PERDUTA

Sant’Onofrio val bene una messa

Qualcosa non quadra, stride. Sa di rancido. La triste vicenda dell’ospizio di Sant’Onofrio, che per la verità ha le sue scaturigini nella precedente gestione regionale, vuole essere, nelle intenzioni del protagonista (in negativo, ovvio), il trampolino di lancio verso nuove disavventure politiche, a cominciare dalle prossime, e non lontanissime, elezioni comunali vastesi. Il reducismo, fenomeno psico-sociale, che ha una sua valenza, fa il resto. Sembra di sentirlo: “Solo da due mesi non sono più consigliere regionale e già mi trattate così …”. Detto, fatto. La visibilità mass-mediatica è lì a portata di mano. Perché non approfittarne? Viene però da chiedersi, e da chiedergli: tu, caro Tagliente, quando eri per l’appunto consigliere regionale di maggioranza, cosa hai fatto per prevenire tutto questo? Dovresti sapere, ed in effetti sai, che la costante opera di depauperamento della rappresentatività del territorio vastese, attuata da Chiodi, sul punto specifico per davvero decisionista, è, se non la causa immediata, perlomeno il presupposto storico di quello che adesso è sotto gli occhi di tutti. In quei frangenti, l’ex sindaco ed ex consigliere regionale dov’era? Cosa ha fatto? Tutte domande che resteranno senza risposta, come senza risposta è quell’altra domanda che gli sto rivolgendo da anni: cosa ha fatto il Tagliente, da sindaco, a tutela dell’immenso patrimonio custodito all’interno di Palazzo d’Avalos? A cominciare dai quadri di piccole dimensioni, i più esposti ad eventuali, possibili sottrazioni. E quindi, in virtù di tutti questi precedenti, presentarsi ora come salvatore della patria appare fuori luogo, per non dire altro. Farsi da parte, in via definitiva e senza ripensamenti, sarebbe, a questo punto, una scelta obbligata. L’unica.

Giacinto Zappacosta


domenica 14 settembre 2014

TARANTO. CARO RENZI, GRAZIE PER IL DISAGIO ARRECATO A QUESTA CITTA'

Questo il testo del massaggio che ho inviato a Renzi


MESSAGGIO PER IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DR MATTEO RENZI

Caro Renzi,

la sua visita a Taranto, nata sotto cattivi auspici, non ha sortito l’effetto che lei sperava. Ma non deve preoccuparsi: l’informazione di regime ha provveduto a porgere il resoconto a pro di un suo incremento di consensi, caro Renzi. I fischi, la contestazione, la rabbia dei Tarantini sono oramai evaporati anche nella sua memoria, caro Renzi. Lo so: il suo 41%, sono pronto a scommettere, la prossima volta si attesterà al 42%, un successo senza precedenti. Però io, al posto suo, rifletterei sui motivi di quella manifestazione sul lungomare di Taranto, tenendo conto che magari da questa splendida città potrebbe nascere un movimento popolare di rinascita e di riscatto per una terra stuprata e offesa. In verità, il motivo per il quale le scrivo, caro Renzi, è un altro, motivo che chiama in causa tutto un sistema, una mentalità che vede il cittadino come un minus habens, una bestia parlante, un mero accidente della storia. Voglio parlarle degli autobus delle linee urbane di Taranto, caro Renzi. La sua visita ha prodotto il blocco della circolazione dei mezzi pubblici, in un orario, tra l’altro, nel quale i ragazzi escono da scuola. Non è colpa sua, mi rendo conto, ma il punto è che il potere (devo usare la P maiuscola?) non considera quello che una volta si chiamava il popolo, non si abbassa a riflettere sulle esigenze minimali della cittadinanza. Lo stesso avvenne per la visita dell’allora ministro Clini: la Città Vecchia (sorge su un’isola: le consiglio una visita) bloccata, traffico impazzito e imprecazioni a non finire. Glielo dico, caro Renzi, in modo che la prossima volta potrà fare una telefonata in prefettura e dare disposizione per un piano di sicurezza meno invasivo e più rispettoso nei riguardi dei cittadini. Sa cosa significa trovarsi, senza preavviso, a piedi, in una città grande? Studenti, anziani, persone che hanno bisogno di spostarsi, caos, nessuno che ti dice niente. E poi famiglie in ansia che devono organizzarsi per raggiungere il centro con un’auto privata al fine di prelevare il congiunto in attesa sotto la pensilina. Ha riflettuto su tutto questo, caro Renzi? So che non mi risponderà. Figuriamoci. Mi interessa, in ogni caso, conoscere l’opinione dei Tarantini, o di quei pochi che vorranno leggermi.

Cordialità

14 settembre 2014

Dr Giacinto Zappacosta





PARTITI VERSO L’IGNOTO

L’ultimo, in ordine di tempo, giammai d’importanza, si chiama Nuovo Centro-destra e fa capo ad Angelino Alfano. Si tratta dell’ala filo-poltronica, e radicalmente filo-governativa, in anabasi dal berlusconismo, quelli che fanno fatica a stare all’opposizione (che, sono d’accordo, è una noia mortale), politici, in buona sostanza, adusi alla ribalta mediatica dal comodo posizionamento ministeriale. Per inciso, e molto sommessamente, l’Ncd è l’ulteriore riprova, plastica, storica, di un fatto ormai incontrovertibile, vale a dire la cronica, insuperabile incapacità di Berlusconi nello scegliersi gli amici. Il delfino che diventa avversario, o forse nemico: è tutto dire. A meno che, come qualcuno ha ipotizzato, non siamo in presenza di un colpo di teatro (dell’assurdo o dell’orrore, non saprei) che, nato dalla testa di Berlusconi nei panni di Minerva, ha prodotto un partito satellite di FI, bigemino rispetto a quest’ultimo. Insomma, e saremmo all’invenzione del secolo, si tratterebbe di “azzurri” governativi, truppe ausiliare degli “azzurri” ora all’opposizione. Speriamo non sia vero. Intanto una cosa fa rabbrividire, almeno quelli (siamo in pochi) che credono nella correttezza istituzionale e nel rispetto che si deve al popolo sovrano. Oppure, se si preferisce, alla parola data. Ora, la diaspora alfaniana non è stata consacrata né legittimata dagli elettori, ma, come si sa, nasce da una manovra di palazzo. Il discorso sarebbe semplice, apodittico: se vuoi cambiare partito, o fondarne un altro, ti dimetti da parlamentare e, da semplice cittadino, ricominci daccapo. Troppo facile, però, troppo limpido per una politica che ha smarrito se stessa.  

Giacinto Zappacosta 

sabato 13 settembre 2014

STA CROLLANDO TUTTO. LO STATO SI E’ LIQUEFATTO

In ogni caso, il pesce comincia a puzzare dalla testa

Un politico di lungo corso ne ha dato una spiegazione, rivoltando la frittata a proprio uso e consumo. Si tratta, questa è la dotta lezione, di un processo ascendente, che proviene dal basso, dal popolo, e, solo per successivo, accidentale contagio, aggredisce la classe dirigente. La corruttela, dunque, sussiste, col corollario di politici indagati a piede libero o in ceppi, perché gli Italiani pretendono le raccomandazioni. Per la verità, e a proposito di Italiani, tutti sappiamo, anche chi abita sull’Appennino e sulle Alpi, o in Pianura Padana, comunque lontano dal mare, che il pesce comincia a puzzare dalla testa. In una forma più colta (Machiavelli): mancano i buoni esempi, che sono alla base di tutto.
Comunque sia, e vengo al punto, stiamo assistendo al disfacimento non solo dello Stato, ma anche della stessa comunità nazionale, neghittosa, questo sì, nell’assistere ai fatti di cronaca che leggiamo sui giornali in queste settimane. Ci sono dentro, col letame fino al collo, in qualche caso anche un po’ più su, politici, distinti in sindaci ed ex-governatori, magistrati, vertici della Guardia di Finanza, banchieri. Se il politico delinque, chi deve controllare, o chi deve reprimere, si fa complice. È venuto a mancare l’argine naturale, il locus resistentiae, il fulcro su cui fare leva per ripristinare il minimo etico. Non mi si venga a parlare della presunzione di innocenza garantita dalla Costituzione e fatuità del genere: che il sistema, perché di sistema si tratta, sia marcio è sotto gli occhi di tutti, così come è evidente che la finalità della realizzazione delle grandi opere non sia nel soddisfacimento degli interessi collettivi, ma nella gratificazione di pochi beneficiari.  Nell’ignavia collettiva, ed è il fatto più grave, il sistema del malaffare, sistema collaudato, efficiente, mostra di essere tetragono rispetto alle spinte contrarie, pur sempre timide rispetto alla valenza criminale in atto, che provengono da  magistrati coraggiosi o da voci isolate della società civile. Possiamo dire che le varie associazioni a delinquere hanno sviluppato gli anti-corpi finalizzati al perpetuarsi dell’agire criminoso. Sta venendo meno tutto, dalla percezione del disvalore, alla moralità pubblica, alla certezza del diritto, alla efficienza dell’apparato statuale. Manca, soprattutto, l’indignazione popolare. Qualcuno aveva scritto che l’ira contro i vizi e la corruttela è virtù. È arrivata l’ora di incavolarsi. 

Giacinto Zappacosta    


venerdì 12 settembre 2014

Dalla parte dei capodogli e di tutti gli esseri viventi

Questa mattina, venerdì 12/10/2014, a Punta Penna si sono spiaggiati 7 capodogli, 4 sono stati ritrovati già morti, uno si è riusciti a metterlo in salvo in mare aperto, in questo momento i soccorritori lottano disperatamente contro il tempo per cercare di salvare gli ultimi 2.
E' un avvenimento drammatico, ma non è stata una inevitabile fatalità.
Non c'è bisogno di essere scienziati dell'ambiente, biologi marini, climatologi o metereologi per comprendere che la devastazione ambientale, l'inquinamento forsennato dei mari, l'insostenibile circolazione e moltiplicazione di produzioni tossiche dettate dalla sciagurata logica del profitto, sono all'origine di questa tragedia. Ed è ancora più grave che essa sia accaduta su una spiaggia che fa parte di una riserva naturale che deve essere rispettata e tutelata.
Se immaginiamo cosa ancora potrebbe succedere se andasse in porto, (come è nell'intenzione di governo, imprenditori e multinazionali senza scrupoli), la sempre più sbandierata petrolizzazione del medio e basso Adriatico, allora sì che la catastrofe sarebbe annunciata ed inevitabile.
Non è bastato che l'anno scorso il 13 aprile a Pescara in 40.000 abbiamo detto no allo scempio del progetto Ombrina, lor signori ci stanno riprovando ancora.
Addirittura nell'imminente decreto governativo “Sblocca Italia” si vuole inserire una clausola, per cui, su questioni riguardanti l'allocazione di impianti inquinanti, si baipasseranno anche eventuali pareri contrari da parte degli Enti Locali, avocando tutti i poteri decisionali al governo.
Tutto questo non può e non deve accadere. Bisogna essere pronti  a costruire altre mobilitazioni come quella del 13 aprile 2013 insieme a tutta la popolazione.

CONFEDERAZIONE COBAS di Chieti e Pescara

LA IATTANZA PADANA CADE SU UN APOSTROFO

Sono quelli sempre pronti a tifare per l’Etna e per il Vesuvio, con l’aggiunta del Marsili. L’auspicio, in stretto rito pagano-gallico, è che lapilli e gas venefici distruggano tutto ciò che si trovi a sud. A sud di che? Non importa, purché sia a sud. D’altra parte, la geografia non è il loro forte: basti ricordare un tale Speroni che, unico essere umano al mondo, vedeva, ben marcata, una linea di confine tra Calabria e Campania, due regioni, come noto, separate da un lembo di terra appartenente alla Basilicata. Sono quelli sempre pronti a ricordarci che l’ignoranza alberga immancabilmente a sud, dove sono di casa i sette peccati capitali. Però, a proposito di ignoranza, qualcosa non quadra, anzi stride, sconquassa, annientandola nel ridicolo, la dottrina padana, fino a ieri così solida, granitica. L’apostrofo, ce lo hanno insegnato a scuola (elementare), ha la sua importanza. Eccoti allora che un sacerdote del dio Po, in cerca di sovra-esposizione mediatica,  si fa immortalare, nell’aula del Senato, in una posa imbarazzante, che meriterebbe un bel “tre” in pagella, un quarto d’ora dietro la lavagna e la richiesta, da parte dell’insegnante, di un colloquio coi genitori del somaro. A pro dei padani, va specificato che l’espressione “qual è” non tollera l’apostrofo in quanto trattasi di troncamento, non già di elisione. Buono studio.



Giacinto Zappacosta 

giovedì 11 settembre 2014

LE SPERICOLATE PERIPEZIE DI UN POLITICO

Il fatto è risaputo e non abbisogna di commenti. In due parole: la leggiadra Mariastella, dalla natia Desenzano del Garda, qualche tempo addietro (eravamo nel 2001), quando era sconosciuta al grande pubblico, decide di prendere provvisoriamente la residenza a Reggio Calabria. Motivo? Affrontare l’esame da avvocato non a Brescia, ma in una sede ritenuta più “abbordabile”. Pizzicata dai giornalisti, la Mariastella, all’epoca presidente del consiglio comunale di Desenzano, si giustifica con le testuali parole: “La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l'esame per ottenere l'abilitazione alla professione”. Chiamala giustificazione! Un imbroglio? Fate voi. Sicuramente una furbata. Divenuta ministro, la Gelmini proclama in tv: “La scuola meridionale è inferiore, è un dato di fatto”. Capito, ragazzi? Il Sud è uno schifo, però quando fa comodo, come nel caso dell’esame sostenuto a Reggio Calabria, perché non approfittarne? Ma, ragazzi, non sono i politici che vi devono dare l’esempio? Che altro dire?

I MARGINI DI INCREMENTO DEL CONSENSO ELETTORALE. IL PD E’ UN TORRENTE IN PIENA. NONOSTANTE LA QUESTIONE MORALE

Verrebbe da dire, con una iperbole, che il Pd ha registrato un successo elettorale da capogiro grazie alla questione morale, che bussa con insistenza, non da oggi, al portone di via del Nazareno. Ma è una iperbole, appunto, innocua e fatua. Eppure… Se si votasse oggi, il Pd vincerebbe di nuovo a mani basse, distaccando ulteriormente gli immediati inseguitori, che si stanno ancora leccando le ferite. Gli è che Renzi piace, è simpatico, piacevolmente chiacchierone. Dice quello che gli Italiani vogliono sentirsi dire. Lo stesso saccheggio delle risorse pubbliche, ormai strumentali rispetto a logiche spartitorie e affaristiche, appare ai più, all’opinione pubblica, a noi popolo elettore, come un fenomeno sociologico rassicurante, un quid che ti fa sentire il politico come uno di noi, del tutto simile al nostro έθος, alle nostre abitudini. Eccoti quindi l’apoftegma, grandioso, illuminante, di Alessandra Moretti, astro nascente del nuovo corso: “…distinguere le responsabilità del sindaco Orsoni che pare, diciamo, abbia ottenuto un finanziamento illecito, ed è un tipo di reato per il quale risponderà, rispetto evidentemente alle responsabilità di un ex governatore che si chiama Galan il quale sembra invece essere, diciamo, protagonista di un vero sistema di corruzione e di appalti. Io credo che sia una distinzione doverosa”. Torna, sempre apprezzato, il vecchio ritornello, quello che distingue chi ruba per mero arricchimento personale e chi, viceversa, in virtù di un moto altruistico dell’animo, riversa a favore del partito. Dopo tutto, farsi eleggere, sia pure a suon di mazzette, va ascritto a merito del singolo militante. È un seggio in più. La Moretti non considera (e come potrebbe?) che la dazione ambientale falsa in partenza la competizione elettorale, a favore del disonesto e a discapito di chi è al di fuori di certe cordate. Ma, arrivati a questo punto, non ci scandalizziamo più di niente. Anzi, vogliamo vederci riflessi in chi ci rappresenta nelle istituzioni. La moralità, e qui parlo esclusivamente della moralità politica, è una cosa da vecchi, cosa superata, da ingenui sognatori, consegnata in via definitiva ad una storia non più ripetibile. E intanto il nuovo, inesorabile, avanza.  


Giacinto Zappacosta